Alcune considerazioni su analogie che vengono in mente in Cina.

Ricordate il "miracolo economico italiano ?

Chi e`vecchio come me ricorda negli anni '50 il miracolo economico italiano.
Ora in Cina (e in parte anche in Vietnam) molto fa opensare a quei tempi::investimenti esteri,
opportunità e arricchimento, l'auto come status symbol,
turismo di massa, mito degli USA, urbanizzazione. Il tutto moltiplicato per 30, data la popolazione.
Anche li' lo sviluppo e`stato prima quantitativo: quello qulitativo richiede piu`tempo.

E il mito dell'America?
anche quello e`come nell'Italia del secondo dopoguerra. E le citta` rassomigliano alle citta` americane.

Ricordate il villaggio  italiano di quando eravamo bambini?

Chi come me era piccolo negli anni '50 ricordera`la vita nelle aree rurali. Era un periodo di trasformazioni sociali e urbanizzazione, ma nei villaggi restava un po' del mondo agricolo tradizionale: tutti si conoscono, non esiste vita privata al riparo da pettegolezzi, il controllo sociale (anche tramite il prete e i notabili) e`molto forte e invasivo.
Questo quadro non e`molto diverso dalle aree rurali della Cina. Ma quello che e` particolare e`che una istituzione che in parte e`rimasta dal tempo di Mao (e forse anche prima) c'e`anche in citta`: e`la unita`di lavoro, o danwei.
Le aziende, gli uffici, scuole e centri di ricerca erano strutturate in quel modo.
Ora con le aziende statali privatizzate, sono stati venduti i servizi interni (ospedali e scuole) e licenziati i pensionati (non esisteva la pensione ma la gente continuava a ricevere lo stipendio anche da vecchio), e -miracolo della privatizzazione - hanno cominciato a fare profitti.
Per esempio gli istituti di ricerca e le universita`, anche se cambiate da allora, ne conservano i tratti: tutti vivono nel campus (professori e studenti, anche se ora non e`generalizzato), hanno il loro ospedale, le scuole per i figli. E le caratteristiche della vita interna rassomigliano a quelle del villaggio.
Questo clima si controllo e mancanza di riservatezza crea in molti una insofferenza simile a quella dei nostri giovani di allora che lasciavano la campagna per la citta`.
Anche le aree residenziali sembrano progettate nello stesso stile, sotto forma di "compound" chiusi e controllati, ma ora i vicini non si conoscono neanche, e la vita urbana e`come da noi.

Ricordate il Giappone?

Negli anni '50 e forse '60 quelli che sono vecchi come me ricordano cosa si diceva del Giappone: che ci faceva concorrenza sleale perche' produceva beni con una manodopera pagata poco, e che faceva prodotti di bassa qualita`. Era un atteggiamento difensivo e miope, che tendeva a voler istituire barriere all'importazione, e che forniva un alibi alla mancanza di innovazione. Da allora le cose in 2 o 3 decenni sono fortemente cambiate: i Giapponesi hanno investito in innovazione e automazione, e con i salari fra i piu`alti del mondo, le loro fabbriche altamente automatizzate fornivano prodotti di alta qualita` a prezzi competitivi.
In questi anni lo stesso atteggiamento appare nei confronti della Cina.
E` vero che la Cina e`grande e ci vorra`tempo (?) perche' il costo del lavoro e il costo della vita in Cina arrivino a livelli dei paesi OCSE, ma loro stanno facendo la stessa cosa del Giappone: investono in educazione, ricerca e miglioramento della produzione.
E`meglio pensare a un atteggiamento piu`attivo nel fare noi la stessa cosa.